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2003-2007

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In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino.

(Edizione: BUR - traduzione di Alfredo Giannini)


[Trascritto da Ardesia | 11/10/2003 | p.link | segnala un errore]


Commenti
Commento lasciato da kimota il 13/10/2003 alle 00:38 :
hm, preferisco la traduzione del Carlesi, anche se quella del Giannini è sicuramente più minuziosa (capziosa?). E poi, che dire del pre-incipit? Quell'altrettanto fantastico: "Desocupado lector..."




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