[ HOME ! BLOG ! MAIL ]

Archivio
2003-2008

feed rss


Cerca nel blog:


Ultimi commenti:
chetelodicoafa-: Jeod, se questo incipit non fa per te, forse non...

zack790: io sto leggendo tutti i racconti... devo dire che...

lisaaa: ok si potrà anke leggere per curiosità, per...

Clelia: Bello, bello, bello e ancora bello. L'inizio è...

Dahlia: Incipit molto "americano".E non è certo...

Antonella: Pazzo e triste allo stesso tempo. C'è molta...

Lisianthus: Una storia pazza e triste allo stesso tempo. Bello...

anonimo: Davvero un bell incipit... scusate come si...

me: un libro pieno di emozioni...che fa sognare e...

Tina: Rieccheggia nelle parole di Ismaele lo spirito di...

[30 giugno 08]

Già torna a scuotermi Eros
che scioglie le membra,
dolceamara, indomabile, oscura
belva.
Saffo


Ecco dove accadde. Lei è stata qui. Questi leoni di pietra, ora senza testa, l'hanno fissata. Questa fortezza, una volta inespugnabile, cumulo di pietre ora, fu l'ultima cosa che vide. Un nemico da tempo dimenticato e i secoli, sole, pioggia, vento, l'hanno spianata. Immutato il cielo, un blocco d'azzurro intenso, alto, distante. Vicine, ogg come ieri, le mura ciclopiche che orientano il cammino: verso la porta dal cui fondo non fiotta più sangue. Nelle tenebre. Nel macello. E sola.
    Con questo racconto vado nella morte.
    Termino qui, impotente, e niente, niente di quello che avrei potuto fare o non fare, volere o pensare, mi avrebbe condotto a una meta diversa. Più profondamente di ogni altro moto dell'animo, più profondamente persino della mia paura, mi impregna, mi corrode, mi avvelena l'indifferenza dei celesti verso noi terreni. Naufragata l'audace impresa di opporre il nostro debole calore alla loro gelidità.

Titolo originale: Kassandra (2007)
(Edizioni e/o - traduzione di Anita Raja)



[Trascritto da Ardesia | 30/06/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[23 giugno 08]

Il più antico poeta a cui noi diamo un nome, il leggendario Omero, è, contemporaneamente, uno, nessuno e centomila. È centomila perché dietro alla sua leggenda si nasconde una storia vera: quella dei cantori ciechi, che durò per molti secoli e che riguardò, oltre alla Grecia, anche altre civiltà del mondo antichissimo. Forse anche l'Egitto e la terra dei due fiumi, il Tigri e l'Eufrate. Certamente, in Italia, il paese degli Etruschi.
Gli antichi attribuivano ai ciechi una capacità di inventare, di elaborare e di raccontare le storie degli uomini, superiore a quella delle persone normali. Avendo meno percezioni, i ciechi avevano più vita interiore. Erano dei «veggenti», che sapevano riempire il buio in cui vivevano di figure apparentemente reali; che sapevano creare dal nulla una melodia e poi, anche, sapevano adattare quella melodia alla storia che stavano raccontando. I cantori ciechi del mondo antico: gli «aedi», erano in grado di dire ciò che succede al di sopra dell'uomo, dagli spazi abitati dagli Dei dell'Olimpo; conoscevano gli abissi del mare popolati di mostri, e si avventuravano perfino nella terra dei morti, per riferire ai vivi ciò che avevano visto.

(2005)
(Edizioni Einaudi)



[Trascritto da Ardesia | 23/06/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[16 giugno 08]

LETTERA I.    Cécile Volanges a Sophie Carnay
Al Collegio delle Orsoline di ...

   Cara amica, come vedi mantengo la parola; le cuffie e i pompons non occupano tutto il mio tempo: per te ne rimarrà sempre. Eppure ho veduto più abiti nella sola giornata di oggi che nei quattro anni che abbiamo trascorso insieme; e credo che la tua superbiosa Tanville - che manderò a chiamare la prima volta che verrò in visita - proverà alla mia vista ancor più rabbia di quella che ha creduto di farne a noi tutte le volteche è venuta a trovarci in fiocchi. Mammà ha chiesto il mio parere su tutto e non mi tratta più da collegiale come in passato. Ho una cameriera personale, una camera e adesso scrivo su uno scrittoio delizioso di cui m'han dato la chiave e in cui posso rinchiudere qualsiasi cosa. Mammà mi ha detto che potrò vederla ogni giorno, appena si sarà alzata; basterà che sia in ordine per l'ora di colazione, dato che saremo sempre sole, poi ogni giorno mi dirà a che ora dovrò andar da lei nel pomeriggio. Per il resto del tempo posso fare quel che voglio. L'arpa, il disegno e le letture come in collegio, ma per fortuna qui non c'è Madre Perpetua pronta a rimproverarmi. Volendo potrei anche non far nulla in tutta la gornata, ma poiché non ho la mia Sophie per chiaccherare e scherzare, preferisco aver qualcosa da fare.

Titolo originale: Les Liaisons Dangereuses (1782)
(Edizioni Newton - traduzione di Lucio Chiavarelli)



[Trascritto da Ardesia | 16/06/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[11 giugno 08]

Quando vidi Finn che mi aspettava all'angolo della strada, immaginai subito che doveva essere successo qualcosa. Di solito Finn mi aspettava a letto, oppure se ne stava appoggiato contro lo stipite della porta con gli occhi chiusi. Questa volta, per di più, ero in ritardo a causa dello sciopero. Il viaggio di ritorno in Inghilterra mi sembra sempre interminabile; e finché non mi sono tuffato di nuovo nella mia cara Londra in modo da dimenticare di esserne mai partito sono inconsolabile. Potete immaginare perciò che divertimento fosse per me rimanermene a Newhaven in attesa che i treni riprendessero a funzionare e con l'odore della Francia ancora fresco nelle narici. Per di più, questa volta mi avevano sequestrato le bottiglie di cognac che porto sempre con me di straforo e così, dopo la chiusura dei pub, caddi im preda ai tormenti di una morbosa introspezione.

Titolo originale: Under The Net (1954)
(Edizioni Rizzoli - traduzione di Argia Micchettoni)


[Trascritto da Ardesia | 11/06/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[05 giugno 08]

La foto in cornice che June Tremaine teneva sul tavolino accanto al letto aveva una duplice funzione: ricordare a lei e a far conoscere ai visitatori quella bella ragazza il cui viso, a differenza di quello del marito, nascondeva ogni indizio della piega che la sua vita avrebbe preso. L'istantanea risale al '46, un paio di giorni dopo le nozze e una settimana prima della partenza per la luna di miele in Italia e in Francia. La coppia vi appare a braccetto, ai cancelli d'ingresso del British Museum. Forse era stata scattata nell'intervallo di mezzogiorno, perché lavoravano entrambi nei pressi, e nessuno dei due aveva potuto lasciare l'ufficio fino a pochi giorni prima di partire. L'uomo e la donna si stringono l'uno contro l'altra come se avessero timore di superare i margini della fotografia. E rivolgono all'obiettivo sorrisi di autentica gioia.

Titolo originale: Black Dogs (1992)
(Edizioni Einaudi - traduzione di Susanna Basso)


[Trascritto da Ardesia | 05/06/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[30 maggio 08]

Il primo lunedì del mese d'aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l'autore del Romanzo della Rosa, sembrava essere in completa rivoluzione, proprio come se gli Ugonotti fossero giunti per fare di esso una seconda Rochelle. Molti abitanti, vedendo le donne fuggire dalla parte della Gran Via e sentendo i bimbi strillare sulle porte, si affrettavano a indossare la corazza e, rafforzando il loro coraggio alquanto dubbio con un archibugio o una partigiana, si dirigevano verso l'osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si pigiava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di popolo compatto, rumoroso e curioso. In quel tempo ci si spaventava con molta facilità e quasi tutti i giorni una città o l'altra registrava nei propri archivi fatti di questo genere. C'erano i signori che guerreggiavano fra loro; c'era il Re che faceva guerra al Cardinale; c'era lo Spagnuolo che faceva guerra al Re. Poi, oltre queste guerre celate o pubbliche, segrete o palesi, c'erano i ladri, i mendicanti, gli Ugonotti, i lupi e i servi che facevano guerra a tutti. I cittadini s'armavano sempre per difendersi dai ladri, dai lupi, dai servi; spesso dai signori e dagli Ugonotti, qualche volta dal Re; mai però dal Cardinale o dagli Spagnuoli. Da questa abitudine ormai inveterata, risultò che il già detto primo lunedì del mese d'aprile del 1625, gli abitanti di Meung, sentendo rumore e non vedendo né la bandiera gialla e rossa, né la livrea del duca di Richelieu, si precipitaronon verso l'osteria del Franc-Meunier dalla quale proveniva il chiasso. E non appena arrivati, poterono appurarne la causa.

Titolo originale: Les Trois Mosquetaires (1844)
(Edizioni Mondadori - traduzione di Antonio Beltramelli)


[Trascritto da Ardesia | 30/05/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[25 maggio 08]

La signora Ribbentrop mi ha scritto che le dispiace, ma in questo periodo non si trova a casa; è quindi impossibile incontrarci.
Per due volte suono il campanello della signora Emy Göring; la governante non apre la porta, e affacciandosi a una specie di finestrella mi consente di avviare una monotona e inconcludente conversazione. La signora Göring diffida dei giornalisti; posso, se credo, lasciare un biglietto e accennare alle domande che mi piacerebbe rivolgerle. In questo momento, però, non è proprio a Monaco, dovrebbe tornare, si capisce, ma non si sa quando. Forse la prossima settimana, forse più tardi.
La signorina Gudrun Himmler (fa una certa impressione leggere questo nome fra le targhette dei campanelli), dopo una serie di garbati dialoghi telefonici, dichiara lealmente che, tanto, quello che pensa non me lo vuol dire, e allora non c'è ragione che perdiamo del tempo. La madre fa la sarta, e anche lei ha un impiego.
Il cameriere di Hitler vive ad Amburgo; si era messo in commercio, ma ho letto da qualche parte che gli affari non gli sono andati per il verso giusto, e ha dei pensieri; l'ultimo, di certo, è quello di parlare del suo defunto padrone.

(1962)
(Edizioni BUR, 1975)


[Trascritto da Ardesia | 25/05/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[20 maggio 08]

Nell'ultimo quarto del secolo ventesimo, in un periodo in cui la civiltà occidentale declinava troppo in fretta per il bene comune ma anche troppo lentamente per suscitare particolari entusiasmi, gran parte del mondo se ne stava tutto teso sull'orlo d'una poltroncina di platea sempre più costosa, apettando – con un variabilissimo miscuglio di paura, speranza ed ennui – che accadesse qualcosa di importante.
Qualcosa d'importante non poteva non essere sul punto di accadere. Ma di cosa si sarebbe trattato? Eppoi, sarebbe stato apocalittico o rinnovante? Una cura per il cancro o un bang nucleare? Un mutamento nel clima o nelle maree? Sismi in California, api assassine a Londra, gli arabi in Borsa, nascite in provetta o un UFO sul prato della Casa Bianca? Sarebbero spuntati i baffi alla Gioconda? Sarebbe precipitato il dollaro?
I cristiani abbonati all'idea della Seconda Venuta erano convinti che, dopo duemila anni di tesissimo intervallo, l'altra scarpa stava per cadere.
Cinque dei più noti veggenti del momento, riunitisi al Chelsea Hotel, predissero che l'Atlantide sarebbe presto risorta dalle acque.
Al che la Principessa Leigh-Cheri commentava: «Esistono due continenti perduti... uno era le Hawai, detto Mu, la madre, la cui punta si proietta tuttora sui nostri sensi – la terra delle danze schiaffeggiate, della musica pescatrice, dei fiori e della felicità. Esistono tre continenti perduti... Uno siamo noi: gli amanti».
Quale che sia la stima per il pensiero geografico della Principessa Leigh-Cheri, occorre ammettere che l'ultimo quarto di secolo era stato nero per gli amanti. Un'epoca in cui le donne avevano apertamente osteggiato i maschi, in cui i rapporti romantici avevano assunto il carattere raro del ghiaccio a primavera, relegando non pochi pargoli su frastagliate e inospitali banchise galleggianti.
Non si sapeva più come pensare alla luna.

Titolo originale: Still Life with Woodpecker (1980)
(Edizioni Baldini Castoldi Dalai - traduzione di Francesco Franconeri)


[Trascritto da Ardesia | 20/05/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[15 maggio 08]

Mi trovavo nel Surrey in missione per conto di Lord Thomas Cromwell, quando arrivò la convocazione. Le terre di un monastero dissolto erano state assegnate a un membro del Parlamento del cui appoggio Lord Cromwell aveva bisogno, e i documenti che sancivano il titolo di proprietà di alcuni terreni boscosi erano spariti. Li avevo rintracciati senza difficoltà, quindi avevo accettato con gioia l'invito del parlamentare a trascorrere qualche giorno presso la sua famiglia. Ora stavo godendomi quel breve riposo, nella quiete di inizio autunno, prima di far ritorno a Londra e all'esercizio della mia professione. Sir Stephen possedeva una deliziosa e recente magione in mattoni dalle gradevoli proporzioni e io mi ero offerto di farne un disegno, ma ero riuscito ad abbozzarne solo pochi schizzi, quando giunse un cavaliere.

Titolo originale: Dissolution (2007)
(Edizioni Sperling & Kupfer - traduzione di Giulia Balducci)


[Trascritto da Ardesia | 15/05/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]


[10 maggio 08]


Capitolo primo
Dove facciamo conoscenza di Prisca,
una delle tre eroine di questa storia.
E della sua tartaruga.

Quando era piccola, Prisca si era sempre rifiutata di imparare a nuotare con la testa sott'acqua, come pretendevano suo padre e suo nonno. Era convinta che il mare, attraverso i buchi delle orecchie, potesse entrarle nel cervello. E un cervello annacquato, si sa, funziona male. Forse che il nonno, quando lei non capiva al volo qualcosa, non le diceva spazientito: – Ma ti è andato in brodo il cervello?
Per lo stesso motivo Prisca non voleva mai tuffarsi dalla barca o dal molo, come facevano suo fratello Gabriele e gli altri bambini. E, naturalmente, c'era sempre qualche dispettoso che mentre lei nuotava tranquilla con il mento sollevato, le arrivava zitto zitto alle spalle, le metteva una mano sulla testa e la cacciava sotto.
Quanti pianti si era fatta! Di paura, ma soprattutto di rabbia impotente. Tanto più che quando andava a protestare dalla madre sotto l'ombrellone, quella, invece di difenderla o consolarla, la sgridava: – Non sai stare agli scherzi. Sei troppo permalosa. In fondo cosa ti hanno fatto? Finirai per diventare lo zimbello della spiaggia.

(1991)
(Edizioni Mondadori)


[Trascritto da Ardesia | 10/05/2008 | p.link | segnala un errore | lascia un commento]





BlogItalia.it - La directory italiana dei blog